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Un festival tra teatro e consumo consapevole

L’ultima luna d’estate: un insolito festival in Brianza, tra teatro e consumo consapevole
di Roberto Dati ©

Uno dice “Brianza” e subito pensa “mobilifici, lumbàrd, Lega”.
E invece, tra ville ottocentesche, casali cinquecenteschi, valli e colline intorno al lago di Como, si è svolto (31 agosto / 9 settembre 2007) un esperimento di grande interesse, peraltro arrivato ad una lusinghiera decima edizione: il Festival di teatro popolare e di ricerca “L’ultima luna d’estate” (direttore artistico il bravo Luca Radaelli; ufficio stampa teatro@marialuisagiordano.it; per altre info: www.ultimaluna.net), che ha come protagonista la tradizione popolare, nelle sue più diverse espressioni, nei sapori e nelle cadenze delle regioni di origine degli artisti, o mediata attraverso riferimenti culturali differenti.

Perché questa iniziativa riveste un particolare interesse per il mondo del turismo responsabile?
Innanzitutto per la speciale cura posta nell’accoglienza, nello spazio lasciato ad una fruizione accorta e sensibile del territorio e dei suoi prodotti: il Parco di Montevecchia e della Val Curone vede la presenza di aziende agricole e agriturismi, tra cui “I Gelsi”, gestito da Albertina Ornaghi e Giancarlo Colombo, che si caratterizzano per una qualità coniugata in modo sapiente all’etica e al recupero delle tradizioni locali (la lavorazione della seta, su cui era imperniata l’economia della zona fino alla sua riconversione industriale degli anni del boom).

“L’ultima luna d’estate” si è aperto con una tavola rotonda, “La qualità della vita come sistema”, che ha evidenziato come questo Festival miri a permettere allo spettatore di “vivere un’esperienza sensoriale intensa (suoni, immagini, ma anche gusto e profumi) che faccia al tempo stesso affiorare la memoria storica dei luoghi”.
Marco Roveda, fondatore di Life Gate e pioniere dell’agricoltura biodinamica, ha fatto un’interessante ricostruzione del consumo in Italia dagli anni ’60 ad oggi, che – in una visione forse troppo ottimistica, e comunque da circoscrivere alle tendenze migliori del mercato – è passato dal nulla all’etico, dal compulsivo al consapevole.
Gianfranco Mojoli, di Slow Food (che ha coordinato artigiani e produttori nel “Mercatino della terra”, dove è stato possibile assaggiare e acquistare cibi “buoni da mangiare, ma anche buoni da pensare”), ha sottolineato la sempre maggiore importanza del limite come criterio orientativo della produzione e l’avvenuto superamento del concetto di nicchia quando si parla di un soggetto che è ormai definibile come “consum-attore”.
Infine, Anna Meroni, docente al Politecnico di Milano, ha descritto il movimento del consumo (e della cultura) critico come fenomeno-guida e i suoi protagonisti come comunità creative che possono potenzialmente imporre nuovi stili di vita.

Quanto al Festival vero e proprio, degno di nota il reading “In viaggio”, in cui Giuseppe Cederna ha dispensato la sua passione umana e la sua verve di uomo-spettacolo con un florilegio di racconti dalle sorgenti del Gange al dolore del Sudan, accompagnato da Alberto Capelli alla chitarra e al sitar. Giuseppe, che aveva già riversato il suo amore per il viaggio in un volume pubblicato per Feltrinelli qualche anno fa, colpisce per la sua visione del viaggiare: non qualcosa da consumare in vista della prossima méta (avete presente quelli che dicono “Quest’estate ho fatto il Perù”…?), ma una creatura fragile, cui voler bene e aspettare che cresca, si formi, ci sveli poco alla volta i propri doni – che poi sono le persone, i villaggi, i territori incontrati lungo la strada.
Ottimale anche il setting dello spettacolo, la Cascina Butto, sede del Parco di Montevecchia: l’attore, mezzosangue valtellinese-romano, sembrava perfettamente a proprio agio sul palco allestito sulla sommità della collina che domina la vallata brianzola, annusando l’aria fresca delle montagne e fermandosi ogni tanto ad ammirare il cielo stellato…

 

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